Terlizzese: "Ecco come sarà il decommissioning"

Terlizzese: "Ecco come sarà il decommissioning"
28/04/2017 - ROMA - Decommissioning, una delle parole più in auge in questo momento nel settore dell’oil&gas. Quali opportunità concrete di lavoro per le aziende del settore possono scaturire grazie a questa attività riferita alle piattaforme non più produttive?
Lo abbiamo chiesto all’ing. Franco Terlizzese, Direttore Generale DGS UNMIG del Ministero per lo Sviluppo Economico.


Le imprese oil & gas guardano al decommissioning come una opportunità di lavoro nelle attività offshore. Quali aree italiane saranno maggiormente interessate a questa attività?

“Oggi ci stiamo attrezzando per garantire un processo di decommissioning sicuro, efficiente e adeguato alle aspettative di istituzioni, aziende e cittadini sul territorio per piattaforme offshore che sono in grande prevalenza localizzate nel mare antistante la costa romagnola.
Il processo su queste piattaforme – è previsto un primo pacchetto di 15 installazioni - deve chiudersi in tempi brevi, entro il 2020; si tratta quindi di un progetto molto sfidante perché articolato sui prossimi 36 mesi. Bisogna partire già quest’anno. Sono per questo attivi dei tavoli di lavoro con gli operatori e le parti sociali già da diversi mesi. Esiste un accordo tra Ministero dello Sviluppo Economico e Regione Emilia Romagna che ci aiuta d’altra parte a confidare in una cooperazione effettiva sulla base di direzioni e obiettivi condivisi”.

Quali caratteristiche dovranno avere i progetti di decommissioning futuri?
“In Adriatico oggi si concentra gran parte del parco di piattaforme offshore italiane, gran parte delle quali a gas. Per alcune di esse sono maturi i tempi per il decommissioning, per molte altre è comunque opportuno, anche alla luce delle nuove norme di sicurezza e ambiente, provvedere a un piano di ammodernamento che ne implementi il livello tecnologico e consenta di ottimizzare le produzioni in corso.
C’è un aspetto positivo da considerare, ovvero che queste condizioni fanno dell’iniziativa in Adriatico un possibile riferimento per una diffusione di best practice nelle zone contigue del bacino del Mediterraneo, in linea con le priorità dell’iniziativa della Commissione Europea BLUEMED coordinata dal nostro Paese”.

C'è una tempistica per l’inizio lavori?
“L’avvio dei lavori deve avvenire nel 2017 se vogliamo rispettare l’obiettivo del 2020 per una quindicina di piattaforme individuate come prioritarie. Sono 36 mesi a disposizione per trovare una sintonia tra tutte le parti coinvolte e implementare il processo in piena sicurezza. I nostri uffici tecnici stanno già valutando i primi progetti presentati”.

Il decommissioning viene visto da qualche impresa come la fine della ricerca e dell'attività estrattiva. Come va inquadrato correttamente?
“Ai sensi di legge, dopo che si saranno smantellate le piattaforme, entro le 12 miglia non si investirà in nuove attività. Peraltro, molte delle piattaforme sono ancora ricche di potenziale produttivo e saranno oggetto di interventi di ottimizzazione tecnologica che ne consentiranno il mantenimento produttivo in sicurezza per molti anni.
Per le piattaforme da chiudere le possibilità sono tutte aperte, anche in funzione delle future evoluzioni tecniche e scientifiche: bisogna sempre tenere una riserva su quanto arriverà in futuro. Finché ci saranno opportunità, queste potranno essere valorizzate attraverso gli impianti esistenti opportunamente rimodernati.
La riqualificazione e il rimodernamento offrono opportunità di sviluppo anche nel futuro per il territorio.
La riqualificazione di una piattaforma esistente per scopo terzo è un’operazione molto complessa da un punto di vista giuridico e amministrativo, nonché di responsabilità.
Può avere senso considerare l’opportunità di lasciare le piattaforme dove sono per ragioni di tutela ambientale, cioè per non modificare l’ecosistema che si è creato intorno ad esse in questi 50 anni, oppure per motivi di ricerca scientifica oppure ancora per usi terzi che possano interessare la Regione o altri istituzioni.
Su queste diverse opzioni la Direzione Generale Sicurezza UNMIG ha creato una opportunità di confronto all’OMC di Ravenna, nel giorno di apertura, attraverso un evento che ha avuto una partecipazione superiore alle aspettative. Da oggi proseguiamo, sempre nel confronto con gli stakeholders, per arrivare velocemente a una soluzione che sia agibile, equilibrata e innovativa”.
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